giovedì 26 gennaio 2012


E' iniziato il laboratorio teatrale di lettura e drammatizzazione di alcuni brani del libro Fahrenheit 451
tenuto dalla regista Chiara Tietto.

Alcuni studenti dell'ITIS MARCONI di Verona si stanno confrontando con questo testo letterario attraverso un percorso laboratoriale che li coinvolge attivamente, proponendosi di arrivare,
tramite un percorso di improvvisazione e di dialogo, alla drammatizzazione di alcuni
passaggi signifcativi della storia.

per un teatro che indaga, che scuote, che distrugge e costruisce,
per un teatro del dialogo, del confronto, dell'ascolto.

a tutti i ragazzi buon lavoro!

giovedì 12 gennaio 2012

workshop Paolo Nani

quartaparete partecipa al workshop di Paolo Nani su TIMING E COMICITA' ,

il 14 e 15 gennaio 2012 presso il DIM teatro comunale di Sandrà Verona Italy.


lunedì 21 novembre 2011

fahre - colonna sonora

a grande richiesta i titoli della colonna sonora di fahrenheit 451:

Agnes Obel, philharmonics - dall'album philharmonics
http://www.youtube.com/watch?v=uGxZdGKnJnw

Lamb - strong the root - dall'album five (5)
http://www.youtube.com/watch?v=OT7ErXdpdq0

Maria Callas - La Traviata (E' Strano)
http://www.youtube.com/watch?v=I4cSVnqGmOc

Elvis Presley - Teddy Bear
http://www.youtube.com/watch?v=-n4kcvGS_Lk

The chemical brothers - Setting sun - dall'album Dig Your Own Hole
http://www.youtube.com/watch?v=qkkMz2awmbI


Henryk Górecki - symphony No. 3 Op.36
http://www.youtube.com/watch?v=ymuF7uG6wis


buon ascolto!

sabato 22 ottobre 2011

fahre promo & video


http://www.youtube.com/watch?v=uOe-LXbHKps

un flash dello spettacolo



http://vimeo.com/28390735

una ventina di minuti per entrare nell'atmosfera!!!!

sabato 8 ottobre 2011

note di regia

sabato 19 e 20 novembre 2011 al tetro camploy



Note di regia

Perché non facciamo Fahrenheit?
Propose una sera uno di noi.
Tutti ci siamo illuminati, chi in cuor suo non porta il ricordo di quel libro visionario, chi l’ha letto difficilmente lo scorda. Vivo nel tempo, un libro che mai come oggi ci risulta attuale, con il potere che hanno le reti televisive, con i tagli sempre e comunque a scuola e cultura, in un momento in cui leggere è quasi una perdita di tempo.
Ed ecco però salire i dubbi… come fare il fuoco?, come ambientarlo?, cosa tenere del testo per non sembrare troppo pesanti?, come non risultare didascalici, intellettuali?.
La sfida era più grande di noi, abbiamo discusso serate intere sul perché fare un testo del genere e su come superare le difficoltà, fino a quando le parole non bastavano più, e non risolvevano nulla. Ci siamo chiusi in palestra e abbiamo iniziato a lavorare sulle suggestioni del libro. A mano a mano che i mesi passavano il lavoro d’improvvisazione andava sempre più pari passo col lavoro di riscrittura del testo, fino allo slancio finale, e alla messa in scena. I ragazzi mi hanno aiutato moltissimo, con la generosità del gesto, dell’azione. Si sono affidati alle fila del regista, senza sapere dove li avrei portati, mi hanno lasciato carta bianca senza mai intralciare il mio lavoro, che vi assicuro molte volte sono stata sul punto di mollare. Solo la loro energia e volontà mi ha spinto fino al risultato finale, che per quanto mi riguarda ha superato davvero molte difficoltà. La sfida l’abbiamo vinta mettendolo in scena, bene o male giudicate voi. Ci trovate tantissime cose dentro questo spettacolo, l’assurdità di un divieto, la poesia, la stupidità, la sottile intelligenza, il dubbio, e la forza che siamo noi stessi.
Per fortuna i pompieri spengono ancora gli incendi ma il patrimonio letterario dell'umanità è un bene troppo prezioso che va tutelato e curato con attenzione. Abbiamo scelto di raccontare la storia dell'uomo che non voleva più bruciare i libri per celebrare chi si oppone allo svilimento della cultura e chi combatte per salvare l'uomo dalla propria follia incendiaria.

Chiara Tietto

giovedì 6 ottobre 2011

Quale libro porteresti dentro di te al riparo dalle fiamme?





martedì 28 giugno 2011

GRAZIE!!!!!!!!






grazie a tutti quelli che c'erano, a tutti quelli che avrebbero voluto esserci, a quelli che non sarebbero mai venuti, a quelli che hanno trovato una scusa, a tutti quelli che verranno alla prossima.

lunedì 6 giugno 2011

IL NUOVO SPETTACOLO DI QUARTAPARETE: Fahrenheit 451

debutto Presso il chiostro S.Eufemia di Verona dal 15 al 19 giugno 2011



E se un giorno smettessimo di leggere i libri?
Se ci accontentassimo di riassunti e di versioni cinematografiche?
E se un giorno chiamassimo famiglia i personaggi della televisione?
E se un giorno non ricordassimo più l'odore dell'erba tagliata?
...


La compagnia teatrale QUARTAPARETE ha deciso si misurarsi di nuovo con importante testo letterario, FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury.

Le suggestione dell'opera sono così attuali e così urgenti che abbiamo voluto proporne una rilettura teatrale. Per fortuna i pompieri spengono ancora gli incendi ma il patrimonio letterario dell'umanità è un bene troppo prezioso che va tutelato e curato con attenzione. Abbiamo scelto di raccontare la storia dell'uomo che non voleva più bruciare i libri per celebrare chi si oppone allo svilimento della cultura e chi combatte per salvare l'uomo dalla propria follia incendiaria.

regia di Chiara Tietto

con
Lara Braga, Stefano Dall'Oglio, Cristina Fasoli, Davide Girimondo, Monica Laneri, Manuel Moreno, Andrea Pellizzari, Niccolò Sorgato, Silvia Viviani, Luciano Zanolini

PORTATE CON VOI UN LIBRO, VE NE ANDRETE CON UN ALTRO

Il biglietto sarà ridotto per chi come noi cercherà di difendere la cultura diffondendo i libri. Portate con voi un libro e durante la serata scambiatelo con un altro nuovo, sconosciuto. Portate con voi un libro che non volete venga dimenticato, che volete tramandare.

mercoledì 1 giugno 2011

Salomé

atto unico di Oscar Wilde




Io bacerò la tua bocca Iokanaan

Io bacerò la tua bocca


Questa è la vicenda di Salomè, riscritta dalla penna arguta ed elegante di Oscar Wilde, messa in scena da una compagnia che ha deciso di cogliere la sfida vibrante che più di un secolo dopo questo testo ancora lancia.
Lo schiavo che vuole la principessa, la peccatrice che vuole il santo, il padre la figlia, storie di desideri irrealizzabili, di volontà colpevoli che finiscono inevitabilmente nel sangue. Ma sotteso a questo velo di sensualità si nasconde un sorprendente tentativo di fuga da queste stanche abbuffate di membra, una tensione ad una riscoperta innocenza, entrata come un rumore di battiti d’ali nei corridoi del palazzo sulla scia delle parole di Iokanaan. Ed è questa purezza che Salomè, come Erode cercano di trattenere, ambedue con gli unici mezzi che conoscono, il proprio corpo e la propria prigione, ambedue sconfitti dall’incapacità di uscire dal proprio ruolo, di mettersi in discussione, di inchinarsi di fronte ad una legge più potente.



regia di Chiara Tietto

 


con
Salomè Silvia Viviani
Iokanaan Guido Scarmi
Erode Francesco Speri
Erodiade Marta Benato
Schiava Cristina Fasoli
Giovane capitano Manuel Moreno

Tigellino Domenico Lapenta
Soldato Andrea Pellizzari




Note di regia
Leggendo il testo di Oscar Wilde, ne sono stata letteralmente catturata. Nella mia mente si sono impresse delle immagini così chiare, che non è stato difficile poi tradurle in scena. La cosa che sempre mi sorprende di questo testo è la totale incomunicabilità che esiste tra i vari personaggi; tra il Santo, il suo linguaggio spirituale, e Salomè, che rappresenta il profano in senso assoluto. Entrambi esprimono lo stesso sentimento d’amore, ma ognuno con parole proprie, e soprattutto con mezzi propri. Ciò che ne risulta è l’allontanamento delle due figure, fino quasi ad odiarsi, e addirittura a creare il vuoto di un inutile sacrificio, dettato solo dal capriccio del potere. Tra un Erode ed una Erodiade che visibilmente si detestano, ma che per uno strano gioco di ruoli e di circostanze, sono costretti ad apparire sempre uno al fianco dell’altra, uniti dall’unico amore che li può unire, la corona. Tra la stessa Erodiade e Salomè che come due perfette sconosciute, giocano il ruolo di madre e figlia, o tra lo stesso Erode e la principessa, patrigno voyeurista e giovane seduttrice. Ed infine tra gli stessi invitati al banchetto, che parlano di fatti, di religioni e di credo completamente diversi e lontani tra loro. Il lavoro più faticoso, è stato sicuramente quello che ogni attore ha fatto su se stesso, dando carattere al proprio personaggio. Insieme abbiamo analizzato a fondo il testo di Wilde, cercando di capire quali reali motivazioni spingono i personaggi ad agire. Abbiamo cercato inoltre di trovare un contesto temporale entro il quale si potessero rivivere le dinamiche delle regge lussuriose dell’epoca prima di Cristo, e ci è venuto spontaneo pensare agli anni sessanta, e in particolar modo a tutto un mondo fatto di star e trasgressione. La fusione tra i vari personaggi e le relazioni tra loro si sono successivamente create in modo divertente e leggero. Questo è stato facile anche per il rapporto di fiducia che lega gli attori della compagnia da parecchi anni, ma soprattutto da un testo che come questo di Wilde ti permette di spaziare tra le più assurde e fervide fantasie, creando un mondo dove tutto può accadere, dai più strani deliri mistici, alle più mondane perversioni, fino all’atroce e reale taglio della testa


Chiara Tietto


OPINIONI DI UN CLOWN

liberamente tratto dal romanzo di Heinrich Böll



Dall'antica tradizione dei cantastorie, dall'intreccio di un luogo di incontro, nasce la complicità di cinque personaggi con un buffo naso rosso che inscenano con la loro disordinata ingenuità la storia di Hans Schnier.
"Sono un clown, definizione ufficiale: attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama 'arrivo e partenza'."
Coloro ai quali non è stato annunciato nulla di Lui, lo vedranno;
e coloro che non ne hanno udito parlare, lo intenderanno.
Lettera ai Romani, XV, 21
«Voglio raccontare la storia di un clown di fama e di talento, che prende il caffè la mattina negli alberghi, che ama la sua compagna di sempre senza l'ufficio del matrimonio, che fuma sigarette, gioca a "non t'arrabbiare" e si trastulla, che "prende le cose come vengono e conta sul lastrico". Fino a quando non gli levano tutto, i cattolici, la sua stessa coerenza, ed egli ovviamente perde tutto. La capacità d'allenarsi, la misura nel bere, i gesti di tutti i giorni, non li ha più.
«Il cattolicesimo nel libro di Böll è il censore, fino a spiegare le ristrettezze in cui si dibatte il clown. Il clown non ha che la sua vita, e non tiene a nessun fanatismo. Ma in un fanatismo ha inciampato, che dilaga in Germania e lo rende escluso.»

drammaturgia di Aaron Brancaleoni
musica dal vivo di Marco Olivieri
regia di Chiara Tietto
i clown
Marco Cristani
Cristina Fasoli
Guido Scarmi
Francesco Speri
Marina Zorzi

"Sono un clown, definizione ufficiale: attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama 'arrivo e partenza'."


L'idea di mettere in scena OPINIONI DI UN CLOWN nasce da un vero e proprio colpo di fulmine, come si usa definirlo in amore, per il libro stesso. Quando lo lessi per la prima volta molti anni fa, forse otto o dieci non ricordo, subito pensai ad una messa in scena, ma allora non avevo i mezzi e le capacità per farlo, ed è rimasto un sogno nel cassetto, fino ad oggi. L'esperienza coltivata all'interno di quartaparete, la mia crescita culturale e professionale e soprattutto l'incontro e la collaborazione con Aaron Brancaleoni, che ha avuto l'abile capacità di trasformare un testo strettamente letterario in un testo teatrale a più voci, hanno permesso la realizzazione del sogno. L'enorme difficoltà di questo lavoro sta appunto nella stesura del testo, e nell'adattamento registico ad un gruppo di cinque persone. Nel nostro allestimento, non esiste un'attore che interpreta il personaggio principale, ma in scena ci sono cinque clown che trovano abbandonate: una giacca azzurra ed una valigia contenente degli oggetti. Appartengono a Hans Schnier, famoso clown tedesco, l'etichetta sulla valigia stessa lo dimostra. Tutti sanno chi è, perché lui gira in tutti i teatri della Germania, ma di lui ora racconteranno la sua storia più intima e privata. E' un continuo scambio di giacca, tutti vogliono essere Hans Schnier, anche per pochi istanti, e tutti subiranno la struggente malinconia e drammaticità della sua storia. I clown sono complici nel creare la storia e abilmente danno la possibilità a Hans di raccontarsi, trasformando gli oggetti presenti sul palco ora in una panca, poi in un tavolino; saranno abili nel creare una cabina telefonica e perché no una vasca da bagno. Nulla esce dalla scena e nulla vi entra, tutto è già lì, quasi a voler essere narrato. Il tutto accompaganato dalla musica dal vivo composta e suonata da Marco Olivieri. Gli attori di quartaparete non avevano mai lavorato sul clown, ed alcuni non sapevano di esserlo, perché la difficoltà maggiore di fare il clown sta proprio nel fatto che clown non si diventa ma si è. Abbiamo invitato a Verona un clown, regista, Giacomo Anderle, che ha lavorato con noi sulla ricerca del proprio clown. Abbiamo trascorso dei momenti molto divertenti e belli, che hanno fatto risaltare il nostro lato comico e fanciullesco e ingenuo e anarchico, che ci hanno fatto capire, anche se il lavoro sarebbe da approfondire moltissimo, la filosofia del clown, il suo modo di essere di pensare, e che di conseguenza ci hanno dato una visione nuova del testo e del personaggio, ma soprattutto per me, della regia dello spettacolo. Giacomo è stata una persona molto disponibile e soprattutto molto abile nel creare una buona atmosfera di lavoro, ha regalato a tutti noi il nostro naso rosso, lo stesso che teniamo addosso per tutto lo spettacolo, ed è venuto una seconda volta a Verona per visionare lo sviluppo della messa in scena. Non so dire se lo spettacolo sia davvero completato, e non so dire se Heinrich Böll sia stato rispettato; i tagli al romanzo, la ricollocazione delle scene, la figura del protagonista, Hans Schnier, condivisa, mi lasciano dubbi. Ma so che chi non dubita del proprio lavoro è uno sciocco. Il dubbio lascia finestre aperte, dalle quali possano entrare o uscire idee pensieri forme e sogni.
Chiara Tietto

L’ultimo capodanno dell’umanità


lettura teatrale liberamente tratta dal racconto di 
Niccolò Ammaniti





Sherree Roose vedendo che la festa era riuscita perfettamente e che gli invitati ridevano e ballavano si chiese “Perché qui tutti si divertono e io no!"
Sherree non sapeva che in quel momento
ogni invitato, nessuno escluso, aveva il suo stesso pensiero.
Clive Blatty




“Al dodicesimo chilometro della Cassia, al numero 1043, sorge il Comprensorio residenziale delle Isole. È un complesso architettonico formato da due moderni stabili (Palazzina Capri e Palazzina Ponza). Dotato di piscina olimpionica, campo da tennis in terra battuta, ampio parcheggio, … supermarket, negozi d’abbigliamento, parrucchiere, etc… è ideale per tutti quei professionisti che lavorano in città e chiunque desideri vivere in un’oasi di esclusiva calma e serenità…”
Dal depliant pubblicitario del “Comprensorio residenziale delle Isole.” (1972)
Un orologio scandisce il passare del tempo nelle ultime ore dell’anno 199… Ognuno nelle proprie case si prepara al botto di fine anno e la telecamera narrativa, in mano alle due attrici sulla scena, rimbalza da una palazzina all’altra, sbirciando dalle finestre. Il racconto entra rapidamente nell’intimità delle mura domestiche sviscerando segreti e perversioni.
Il ritmo, dettato prima dalle ore, poi dai minuti ed infine dai secondi, guida l’azione. La tensione incalza fino allo scoccare della mezzanotte…
I due giovani amici, Cristiano e Ossadipesce, tra musica e marijuana, non trovano il modo di svoltare la serata; l’avvenente Giulia con il fidanzato Enzo, manager efficiente, fa di tutto per apparire ai suoi ospiti la perfetta padrona di casa; l’avvocato Rinaldi si districa tra bugie e famiglia…; sono alcuni dei protagonisti grotteschi di questo racconto. Essi rappresentano i nuovi eroi di un’umanità giovane e metropolitana, sbandata e anticonformista capaci di passare con leggerezza da una modesta aspirazione a un efferato delitto.
“Una minuziosa osservazione della realtà si fonde con una scatenata fantasia, per cui anche la morte si trasforma, nella prosa trascinante di Ammaniti, in uno scintillante spettacolo.”

L’ultimo capodanno dell’umanità
Liberamente tratto dal racconto di Niccolò Ammaniti nel volume di racconti FANGO edito da Piccola Biblioteca Oscar Mondatori.
Adattamento teatrale e regia
Francesca Botti e Chiara Tietto
In scena
Francesca Botti
Chiara Tietto

Musiche scritte e suonate dal chitarrista Enrico Terragnoli

Ritratto di un pianeta



Sei creature, tre maschi e altrettante femmine, dai nomi evocanti la genesi biblica, osservano distrattamente un sole nell’universo che sta per esplodere, …ed ecco che l’immenso lampo di luce del sole che esplode diventa il flash di una macchina fotografica cosmica che ritrae la terra, la nostra terra, per l’ultima volta.

Gli attori diventano personaggi di una quotidianità fatta di azioni momentanee; in un accavallarsi di situazioni diverse, come tante piccole fotografie, ci ritroviamo ad osservare la nostra esistenza, spesso fatta di scene banali, spaventose, solite e insolite, assurde, monotone o grottesche, scene di felicità e di infelicità. Qui ci si odia, là ci si ama, qui qualcuno muore di fame, là uno sfrutta l’altro, qui si uccide, là si gozzoviglia, qui c’è uno che spera, là sono disperati. Contrasti senza fine che ritraggono l’umanità che senza averne coscienza va incontro alla sua rovina.

Il testo è stato scelto perché colpisce per l’incredibile attualità, anche se scritto negli anni della guerra fredda, il mondo sconvolto dalla guerra al terrorismo non è poi così lontano da quello che combatteva in Vietnam, basterebbe cambiare la parola “foresta” con “deserto” e il testo sembrerebbe scritto ai giorni nostri. Ci interessa mostrare come sia cambiato solo il paesaggio alle spalle, mentre… gli uomini cadono allo stesso modo, l’equilibrio della natura continua a non essere rispettato e il cinismo e l’indifferenza del mondo ricco persiste.

Non ci sono attori protagonisti, tutti i sei personaggi rimangono sempre in scena, comprimari di un ritratto di un pianeta che incredibilmente dopo diversi decenni non riesce a liberarsi della sete di potere e della rincorsa al vantaggio individuale… perché gli uomini spesso dimenticano che, come dice Dürrenmatt… “la terra è una chance

Livepoint
Portale Comune Verona


Note di regia
Quartaparete voleva tornare sulla scena con un nuovo spettacolo.Perché? Ci siamo chiesti perché‚ volevamo fare un nuovo spettacolo, cos'era l'urgenza. Non ci bastava andare in scena per il gusto di recitare, volevamo lasciare un segno, mandare un messaggio forte. I testi che leggevamo non ci soddisfavano, sempre mancava qualcosa. Abbiamo passato una sera a discutere su quello che quartaparete rappresenta per noi, quello che è stata e quello che vorrebbe, forse presuntuosamente diventare. Abbiamo parlato di ambiente, di guerra, della stupidità dell'uomo, di spreco, di opulenza e di sofferenza. Ci siamo ritirati affranti, convinti che un testo così non esista. E dopo una settimana eccolo capitarmi tra le mani questo testo di Durrenmatt, un testo sconosciuto anche ai cultori dell'autore, un testo messo in scena raramente, ma un testo che rappresentava a pieno la discussione di quella sera. Sembrava che Durrenmatt lo avesse scritto per noi. Subito ci siamo fatti prendere dall'entusiasmo era diventato il nostro testo, così dissacrante, così ricco di situazioni, così straordinariamente attuale... malgrado scritto 40 anni prima. Lo abbiamo letto riletto analizzato, ed ogni volta che ci imbattevamo nella messa in scena il testo mostrava infiniti sottotesti, infinite interpretazioni. E' stato un lavoro difficile, capire cosa voleva dire Durrenmatt, capire cosa volevamo trasmettere noi. Abbiamo impostato un lavoro mastodontico e lavorato di semplificazioni; ridurre, semplificare, arrivare al cuore; non solo del significato, ma al cuore dello spettatore. Abbiamo cercato che la parola non prendesse il sopravvento sui nostri corpi, ma che fosse di loro una conseguenza, abbiamo cercato di calarci in tutte quelle situazioni che durrenmatt proponeva. Il lavoro più difficile è stato quello di renderle reali, quotidiane... non spetta me giudicare se ci siamo riusciti, io stessa nutro ancora molti dubbi, ma certo è che dentro questo testo abbiamo faticato, abbiamo sofferto, abbiamo riso e soprattutto ci siamo messi molto in discussione anche come persone. Non ci era mai capitato con nessun testo, ma quando lo vedrete vi sarà chiaro il perché. Ora lo spettacolo è pronto, bagnato di sudore, di dubbi di paure. E' uno spettacolo che come un tornado arriva, distrugge e lascia macerie, è uno spettacolo che vuole gridare la stupidità degli uomini nel viversi una grande opportunità che offre il pianeta terra. La speranza è quella di scuotere dall'apatia chi è convinto che non tocchi a lui fare qualcosa di buono per questo pianeta e per il futuro dei propri figli, e la speranza è anche quella che tanta gente possa riconoscersi in questo testo e nelle sue idee, e che possa con noi condividerle. Sicuramente non cambieremo le cose, sicuramente la nostra non è una rivoluzione, lungi da me tale presunzione, ma sono sicura che qualche immagina lo spettatore se la terrà cara... e questo a noi basta.

Chiara Tietto
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